Ideazione e regia Maria Arena

Con Daniela Orlando, Turi Zinna, Lucilla Scalia

A cura di Retablo

Drammaturgia Maria Arena e Daniela Orlando

Interactive Video Design: Luca Pulvirenti / Lab. Mammasonica

Performance scenica e vocale di Daniela Orlando

Sound design Giancarlo Trimarchi

Arpa Lucilla Scalia

Musiche di M. Stadler, A. R. Ortiz

Scene Salvo Pappalardo

Luci Aldo Ciulla

Scultura mobile Femina Sapiens

Costumi Femina Sapiens

Assistente costumista Arianna Scalia

Phoenix è i nome del favoloso uccello che ogni 500 anni vola a compiere il suo destino, intona il suo ultimo meraviglioso canto e costruisce il suo nido per ardere e rinasce dalle sue stesse ceneri. Il mito della Fenice è comune a diverse culture dall’Egitto alla Cina. Per i catanesi è nota l’iscrizione sovrastante la porta del ‘Fortino’: Melior De Cinere Surgo. L’iscrizione è anche emblema di Catania come città ai piedi del vulcano, più volte incenerita e poi rinata nello stesso luogo. Catania quindi come luogo in cui il ciclo di morte e rinascita fa parte del DNA della gente.

Ma oggi cosa può dirci questo mito? E’ ancora attivo e fecondo l’archetipo della rinascita? Abbiamo immaginato la terra come una landa desolata, un luogo oscuro dominato da un potere insaziabile che veste i panni del giusto, luogo dove il brutto è bello e le cose buone risultano sbagliate, luogo tragico che ricorda la terra descritta nel Macbeth. Qui Phoenix è smarrita, ha dimenticato il suo compito, il ciclo di morte e rinascita è interrotto, bloccato dal prevalere di un potere che si rigenera dalla sua stessa corruzione. La Fenice esausta e priva di energia chiede aiuto alla gente perché risvegli dentro di sé la speranza. Un suono lontano evoca in lei il canto che la riconduce a se stessa, torna a volare ma il suo dolce planare si trasforma in fuga da una terribile minaccia. Può ancora compiersi il suo destino?

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