Con le luci di sala ancora accese, un’attrice compare in proscenio e annuncia che lo spettacolo non si farà.
Il pubblico esita ad andarsene e allora l’attrice specifica: il motivo è un’indisposizione, una sua per-sonale indisposizione.
A poco a poco, rimanendo sospesa tra l’in-scena e il fuori-scena, l’attrice descrive i sintomi di un’allergia che periodicamente la tormenta; descrive soprattutto il rapporto con l’Autore nonché la concezione di teatro su cui dovrebbe fondarsi il loro stare insieme.
Finalmente guadagna il centro della scena e, continuando a parlare di sé e dei suoi problemi con l’Autore, si apre a un racconto confidenziale, in cui le difficoltà personali (in particolare la ricerca di una casa) si mescolano all’eterna discussione con l’Autore su cosa sia opportuno portare o non portare in scena.
Ripercorrendo una serie di episodi, l’attrice arriva infine a rievocare l’incontro con un giovane, in un pub, un incontro che per lei risulterà decisivo.
Monologo romantico-umoristico, HAUS parla di teatro ma non è uno spettacolo teorico. Partendo da un iperrealismo di situazione, presenta una figura femminile nel contempo calata nel quoti-diano (per sensibilità, per emozioni) e da esso esclusa (per ruolo, per destino), alla ricerca di una “casa” che non trova, una casa di cui ignora l’indirizzo ma che si ostina a vagheggiare.
Scuola e Università: il monologo è frontale, direttamente rivolto ai presenti e dunque può essere allestito in spazi diversi, anche non teatrali; per via delle tematiche e delle tonalità, può riscuote-re attenzione e interesse presso studenti delle ultime classi degli Istituti Superiori ma soprattutto presso studenti universitari che seguono corsi di studio umanistici.
Temi di fondo: femminile/maschile; vita/rappresentazione; definizione/ricerca della propria identi-tà; autenticità dei sentimenti.

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