drammaturgia - Maria Piera Regoli e Turi Zinna
Interpretazione - Maria Piera Regoli, Cinzia Finocchiaro, Irene Tetto, Turi Zinna.
musiche dal vivo e ingegneria del suono - Fabio Grasso e Giancarlo Trimarchi
Interactive Video Design - Luca Pulvirenti / Lab. Mammasonica
Scena - Salvo Pappalardo
Luci - Aldo Ciulla
regia - Turi Zinna e Federico Magnano San Lio

Una ragazza adolescente è in ospedale per un incidente. Due madri la accudiscono. Più precisamente sono due parti della mente della stessa madre. Una è l'altra e l'altra è l'una. Una è Demetra, l'altra è la madre della fanciulla. Anche la ragazza è disunita. Una è la spoglia disanimata virtuale del suo corpo, l'altra è Persefone, la divina fanciulla, colei che è preposta alla crescita che prelude alla nascita, il seme interrato nel buio senza il quale è impossibile la pianta, la piccola Demetra in mancanza della quale non può esistere Demetra.

Un dottore informa la madre che la figlia è in coma e che non potrà più tornare in vita.

Mentre la donna si dispera Demetra scaglia la sua maledizione alla terra e la condanna alla sterilità.

La dea chiede ad Ade, suo fratello, di restituirle la figlia, ma Persefone non è con lui, è scappata senza dare spiegazioni.

I due brandelli di madre si rimpallano reciprocamente la responsabilità di quanto è accaduto. In quanto condannate alla creazione, tutte le loro azioni, tutte le loro reazioni mettono al mondo e tolgono dal mondo tutto ciò che esiste o non esiste.

Mentre la madre quotidiana ha un crollo nervoso e si addormenta, Demetra immagina di risvegliarsi da un sonno durato, forse, milioni di secoli, rendendosi conto di non ricordare niente di quanto avvenuto nel corso del tempo, e si disidentifica da se stessa.

Persefone intanto, rimasta bloccata in aeroporto poiché gli aerei non partono più per via che mancano non più di cinque ore alla fine del mondo, prova a mettersi in contatto via videochiamata cellulare con sua madre spezzata in due e rimasta ad assistere il suo corpo in coma. Vorrebbe reincontrarla e ricongiungersi a lei per l'ultima volta. Ma né la dea, né il suo doppio ricevono la comunicazione che rimane registrata in una segreteria telefonica immateriale.

La madre quotidiana si convince di essere la causa della morte della figlia e di non riuscire a liberarsi dalla maledizione della procreazione.

Persefone, nell'intimo della sua mente, prova a spiegare a sua madre le ragioni del suo allontanamento, il perché delle sue dimissioni da Persefone. Gli uomini non sono interessati a lei come preludio del germoglio, vogliono consumarla prima ancora della sua venuta alla luce.

La madre quotidiana chiede alla divinità, se non di liberarla, di concederele una tregua dalla maledizione della procreazione.

Demetra allora si dimette da dea della crescita, del PIL, della moltiplicazione dei posti di lavoro. Decide di interrompere definitivamente il ciclo delle stagioni.

Persefone chiama per l'ultima volta sua madre invocandone la protezione. All'aeroporto è scoppiato un incendio, gli aerei sono in fiamme, non c'è più modo di tornare.

La madre quotidiana stacca la spina al macchinario che tiene in vita il corpo della figlia.

Mentre il mondo finisce le tre donne si ricongiungono seppellendosi insieme, come nuove Persefoni, sotto le ceneri della città sopraffatta da Ade.

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