Drammaturgia e interpretazione - TURI ZINNA
video design – mammasONica.org
allestimento di scena & concept – SALVO PAPPALARDO, ANTHEA IPSALE
direzione tecnica – ALDO CIULLA
comunicazione e stampa – VINCENZA DI VITA
Assistente alla regia - ANTHEA IPSALE
regia – FEDERICO MAGNANO SAN LIO

produzione Retablo,

in collaborazione con

Centro Zo Culture Contemporanee e Rete Latitudini

con il sostegno di

Regione Siciliana - Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo

Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non giocare a un un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare, infrangerò le regole e mi puniranno. Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco. — Ronald Laing

 

La mia città è un fondale virtuale che incornicia il balletto farsesco del mio paese. Un paese palcoscenico in cui poliziotti, mafiosi, cittadini, politici, raccomandati e integerrimi spettatori sono conniventi attori di una pochade autistica, chi simulando di essere ciò che non è, chi facendo finta di credere all’inattendibile rappresentazione.

E se dei poliziotti travestiti da delinquenti ti sparassero e ti uccidessero per sbaglio? E se quei poliziotti travestiti da delinquenti fossero dei veri e propri killer al soldo di cosa nostra? E se cosa nostra fosse stata a sua volta assoldata dalla destra neofascista per partecipare a un colpo di stato al fianco di corpi (deviati?) dello Stato? E se quel tentativo di colpo di stato fosse stato sovvenzionato da imprenditori finanziatori di politici dell'arco costituzionale antifascista?

Lo spettacolo di Retablo prende corpo da un episodio realmente accaduto all'autore-attore che lo interpreta e che così lo riporta:

"Una pallottola intersecò il tragitto dei miei sedici anni: degli uomini torvi e male agghindati – con trucco e parrucco da malviventi – spararono ad altezza d’uomo all’indirizzo di un ragazzo rischiando seriamente di colpire accidentalmente me esattamente nell’attimo in cui m’appressavo a sbucare da un vicolo. Come in una scena violentissima d’un film d’azione i loschi figuri picchiarono selvaggiamente l’adolescente contro cui avevano fatto fuoco, lo caricarono in macchina e lo sequestrarono davanti ai miei occhi. Citofonai a caso al primo portone che trovai a tiro chiedendo di telefonare alla polizia. “Sono loro la polizia”, recita, come in una battuta da copione, una signora mentre discende dai gradini della chiesa. “È stata una rappresentazione”, intende dirmi: erano dei poliziotti che fingevano di essere dei criminali e che noi, da bravo pubblico, avremmo dovuto sospendere la nostra incredulità e fare finta, a nostra volta, di ritenere vera la drammaturgia di quell’esibizione. Anni dopo fu acclarato che un paio di quei poliziotti, finti sequestratori, erano dei veri assassini prezzolati della famiglia Santapaola: mafiosi, finti poliziotti, che recitavano la parte dei mafiosi. Cioè di ciò che in realtà erano.

Un’irrappresentabile rappresentazione aveva occupato interamente la vita collettiva che si manifestava già rappresentata.

A poche centinaia di metri da quella stradina, esattamente dieci anni prima, nei giorni del campionato del mondo Messico 70, il gotha di cosa nostra si riunì per circa 20 giorni per decidere se partecipare o meno al colpo di stato, per fortuna poi fallito, organizzato dall’ex comandante della X Mas della Repubblica Sociale Italiana Junio Valerio Borghese. Io avevo 10 anni quando andai a sbattere contro Luciano Liggio mentre correvo all’inseguimento di quel bambino – a cui 10 anni dopo i poliziotti travestiti da delinquenti avrebbero sparato – che mi aveva appena scippato dalle mani un mazzetto di figurine di calciatori del campionato 1969 – 1970."

Ideata e composta da Turi Zinna, Shock in my town è una performance che si prefigge di inglobare l'elemento tematico della falsa coscienza sociale all'interno di un dispositivo drammaturgico e scenico che sgretoli il patto di sospensione dell'incredulità che caratterizza la la nostra indulgente auto-rappresentazione collettiva: una sorta di accordo tacito - in nome del particulare e della ragion di stato - non più tra scena e platea, ma tra società politica-economica-civile e agenzie criminali che per conto della prima svolgono occultamente le funzioni di tutela degli interessi comuni.

Ideata e composta da Turi Zinna, Shock in my town è una performance che si prefigge di inglobare l'elemento tematico della falsa coscienza sociale all'interno di un dispositivo drammaturgico e scenico che sgretoli il patto di sospensione dell'incredulità che caratterizza la la nostra indulgente auto-rappresentazione collettiva: una sorta di accordo tacito - in nome del particulare e della ragion di stato - non più tra scena e platea, ma tra società politica-economica-civile e agenzie criminali che per conto della prima svolgono occultamente le funzioni di tutela degli interessi comuni.

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