Drammaturgia e interpretazione - TURI ZINNA
video design – mammasONica.org
allestimento di scena & concept – SALVO PAPPALARDO, ANTHEA IPSALE
direzione tecnica – ALDO CIULLA
comunicazione e stampa – VINCENZA DI VITA
Assistente alla regia - ANTHEA IPSALE
regia – FEDERICO MAGNANO SAN LIO

produzione Retablo,

in collaborazione con

Centro Zo Culture Contemporanee e Rete Latitudini

con il sostegno di

Regione Siciliana - Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo

Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non giocare a un un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare, infrangerò le regole e mi puniranno. Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco. — Ronald Laing

 

La mia città è un fondale virtuale che incornicia il balletto farsesco del mio paese. Un paese palcoscenico in cui poliziotti, mafiosi, cittadini, politici, raccomandati e integerrimi spettatori sono conniventi attori di una pochade autistica, chi simulando di essere ciò che non è, chi facendo finta di credere all’inattendibile rappresentazione.

Ideata e composta da Turi Zinna, Shock in my town è una performance che si prefigge di inglobare l'elemento tematico della falsa coscienza sociale all'interno di un dispositivo drammaturgico e scenico che sgretoli il patto di sospensione dell'incredulità che caratterizza la la nostra indulgente auto-rappresentazione collettiva: una sorta di accordo tacito - in nome del particulare e della ragion di stato - non più tra scena e platea, ma tra società politica-economica-civile e agenzie criminali che per conto della prima svolgono occultamente le funzioni di tutela degli interessi comuni.

Si tratta di scene che mettono in crisi la natura stessa della realtà rappresentata: una pallottola vagante stava per colpire l'autore agli inizi degli anni 80, in piena guerra di mafia, sparata da un gruppo di poliziotti che recitavano la parte dei delinquenti - i cosiddetti falchi - alcuni dei quali, però, erano dei killer al soldo del capo dei capi di cosa nostra catanese, Nitto Santapaola. Mafiosi, finti poliziotti, che recitavano la parte dei mafiosi, cioè di ciò che in realtà erano. Mettere in scena quella meta rappresentazione della realtà è un'impresa senza possibilità di riuscita.

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