ideazione – Maria Piera Regoli, Turi Zinna, Giancarlo Trimarchi e Fabio Grasso
drammaturgia e interpretazione - Turi Zinna
musiche dal vivo e ingegneria del suono – Fabio Grasso e Giancarlo Trimarchi
interattività scena digitale – Luca Pulvirenti / laboratorio Mammasonica
in collaborazione con Piero Dauber (Hackspace)
scena – Salvo Pappalardo
disegno luci – Aldo Ciulla
supervisione artistica - Federico Magnano San Lio
regia – Turi Zinna

ARGOMENTO

La pandemia da Covid 19 ha portato alla luce un conflitto ormai innegabile tra la concezione dell'uomo quale padrone, colonizzatore, dell'intero universo – che ha contraddistinto la cultura occidentale da oltre due millenni almeno – e il principio d'esistenza della Natura in sé la cui liceità prescinde dalla presenza umana, ma di cui gli esseri umani fanno parte tra le altre specie e tra gli altri regni, viventi e non viventi.

Lo spettacolo di Retablo mette in scena una grande prigione virtuale — traslucida, tecnologica e interattiva — all'interno della quale è rinchiuso Tifeo, il mostro dalle cento teste di belve feroci, con duecento braccia e duecento gambe fatte di serpenti aggrovigliati che Zeus — nella versione mitologica — ha sepolto vivo sotto la Sicilia, con la testa schiacciata sotto il vulcano. Ripugnante, informe, tellurico, Tifeo è il simbolo di una natura incontrollabile, ostile all’uomo e alla civiltà, da correggere come errata, da riparare, migliorare, aggiustare, risanare. Reietto, occultato sotto la rassicurante crosta superficiale scintillante della modernità e del progresso, il mostro terrificante, è trattato, dal razionalissimo dottor Cadmo, come un caso psichiatrico, detenuto fuori dal campo percettivo della coscienza collettiva. Eppure, seppur annientato continua a terrorizzarci. Ritorna come un rigurgito seminando caos e terrore e distruggendo senza sosta ogni progetto umano.

Natura vs civiltà, corpo vs macchina, l’essere umano è la risultanza di questa radicalizzazione di estremi che giungono a toccarsi. La percezione aumentata, polifonica, l’interazione tra l’elemento umano e quello digitale, l’esternalizzazione di sensi attraverso dispositivi extracorporei, ma sempre meno distinguibili da quelli biologici, creano una nuova mostruosità. Come Tifeo, l’uomo dell’era tecnologica è imprigionato, staccato dal proprio corpo, estraneo a sé, ma con la necessità di impadronirsi dello stesso affermando la propria libertà/animalità: il teatro è il luogo in cui ciò avviene.

SITUAZIONE

Rinchiuso nel retro della propria mente, il vecchio Tifeo non riesce più a incutere terrore destabilizzando l’intero universo come fece ai tempi dell’insurrezione contro l’Olimpo, quando si lanciò all’assalto del cielo e riuscì perfino a imprigionare Zeus. Continua a sentire le voci delle sue cento teste feroci di belva, ma la sua vis rivoluzionaria è stata disanimata dal dottor Cadmo che lo cura ipnotizzandolo con la musica del razionalismo progressista. Il suo scopo è normalizzare la bestia. Lo tratta come un errore della natura, un caso psichiatrico.

Come forma estrema di insubordinazione, Tifeo, decide di conformarsi volontariamente alla cultura dominante del mondo, convinto che la fine della sua natura sarà la fine della natura del mondo. Il suo tumulto contemporaneo è tutto concentrato contro Cadmo, che lo ha ingannato inducendolo a credere nella sua "promessa di felicità", nel sol dell’avvenire, nella concezione del mondo come macchina perfetta, nella trasformazione della società in macchina perfetta.

Il tentativo del mostro di trasformare la sua rabbia in conformismo fallisce miseramente quando, dopo l’ennesima fandonia propinatagli da Cadmo, si sente sopraffare dall’impulso primordiale della rivolta.

Ma all’esterno della sua mente, chi lo guarda, vede un uomo disadattato che defeca sul tavolo da pranzo e brucia le lenzuola. Così nel cuore della sua prigione, il gigante è disarcionato, sconfitto dall’inefficacia delle proprie azioni. Inveisce contro il dottore, reo di essere corso in soccorso di Zeus ormai annientato e sottomesso e di aver cambiato le sorti dell’universo di cui Tifeo era stato incoronato unico signore e padrone.

Ciò che vedono gli osservatori fuori dal suo mondo interiore è un uomo che pur di non sentire più la musica ammaliante delle "magnifiche sorti e progressive" si taglia un orecchio.

NOTE

Tifeo è il mostro dalle cento teste di belve feroci, con duecento braccia e duecento gambe fatte di serpenti aggrovigliati che Zeus ha pensato bene di seppellire vivo sotto la Sicilia, con la testa schiacciata sotto il vulcano. Mostruoso e informe, imprigionato, fuori dal campo visivo, dalla percezione della coscienza, ritorna come un rigurgito seminando caos e terrore e distruggendo senza sosta ogni progetto umano.
E’ il cancellato della civiltà, la mente rettiliana reietta occultata sotto la rassicurante crosta superficiale translucida che ammanta di modernità e di progresso l’orrida forra del folle spavento.
“La filosofia moderna ha inizio col dubbio, ma la filosofia eterna ha inizio col terrore “, ci ricorda Manlio Sgalambro. Il terrore del mondo da cui quel terrore ha origine, il terrore che il mondo “sia” a prescindere dalla nostra esistenza, il terrore che il mondo se ne fotta di noi e dei nostri programmi. Tuttavia, insieme al terrore, il mondo è stato bandito dalla filosofia progressiva nel tentativo di sbarazzarsi dell’uno attraverso l’altro. Siamo stati ammaliati dalla sua promessa di felicita: il sol dell’avvenir, la concezione del mondo come macchina perfetta, la trasformazione della società in macchina perfetta. Ci siamo impegnati e ci impegnamo a riparare, correggere, migliorare, aggiustare, risanare lo sbagliato dell’universo. Ci siamo impegnati e ci impegnamo a ricacciare nel buio Tifeo, a rispedirlo nel retrobottega della mente, a trattarlo come un errore della natura, un errore della natura umana, un caso psichiatrico. Cadmo è il dottore, l’astuto che lo ha in cura. E’ colui che ha portato all’occidente il dono dell’alfabeto. E’ il portatore di un altro modo di essere, della consapevolezza, del pensiero di un analogo io in un analogo spazio, del pensare se stessi e l’intero universo in una proiezione storica, del progresso tecnologico per aggiustare lo “sbagliato della natura, lo sbagliato di Tifeo”. Cadmo ipnotizza il mostro con la musica del “cogito ergo sum”. Il suo scopo è normalizzare la bestia. Tifeo è incantato dalla musica. il suo tallone d’Achille è l’udito, senso prioritario di una forma mentale precedente. Una forma che aveva una sviluppata parte uditiva chiamata dio e un’altra parte chiamata uomo. Più o meno in questi termini Julian Jaynes ha esposto la sua tesi ne “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza”. Dio si esprimeva con predicati uditivi e l’uomo bicamerale li sentiva pressappoco allo stesso modo in cui gli schizofrenici oggi riferiscono di ascoltare voci provenienti dalle prese di corrente. Tifeo è una parte rettiliana della mente umana, incapace di progettare il futuro, totalmente assorbita nel qui e ora. Non ha strumenti per proteggersi dalla messinscena di Cadmo e cade nel suo tranello fintamente armonico.

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