Il muro

Cronachetta di una civile apartheid

 

drammaturgia ed esecuzione Turi Zinna
un progetto di Turi Zinna, Maria Piera Regoli, Giancarlo Trimarchi e Fabio Grasso

impianto scenico e regia Turi Zinna
disegno luci e direzione tecnica Aldo Ciulla
direzione di produzione Maria Piera Regoli
organizzazione Alceste Ferrari
produzione Retablo
foto di Giovanni Nicotra 

in collaborazione con Centro Zo Culture Contemporanee e Rete Latitudini
con il sostegno di Regione Siciliana – Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo 

 

IL TITOLO

 

Il brano fa parte di un lavoro più lungo dal titolo “Esercizi di prosa danzabile”.  È disponibile anche una forma particolare e ridotta dello spettacolo, con in scena il solo Turi Zinna che, con laptop, keyboard e vari controller, esegue e mixa la partitura elettronica e la sua propria voce. 

LA FORMA

Il Muro è uno spettacolo multifocale e polisemantico, che ingloba nella forma del live set multimediale gli elementi di un canto epico sprovvisto di eroi. Una storia per errore recitata come una canzone techno lunga 50 minuti all’interno di una dj/vj performance. La regia audio visuale è gestita direttamente sul palco dall’attore performer che processa in live la sua stessa voce e che condensa a sé il disegno teatrale divenendo l’onnipresenza e onnipotenza del singolo sul tutto e sul dettaglio, nel giogo di deformare spazi e suoni e tessere una partitura sonora e gestuale nel tempo dell’ascolto. 

Forma e contenuto richiedono lo sforzo di diventare simbolo e metafora: la struttura complessiva dell’opera si ispira ai topoi della comunicazione odierna, in cui parola-memoria-suono-immagine, fusi in un fluxus incessante, sono generatori di un nuovo territorio spazio-temporale all’interno del quale ha preso sede l’ordinarietà contemporanea. 

In funzione di ciò l’esecutore si adopera in un linguaggio frequenziale, col supporto della musica dal vivo e di frammenti video, estrapolati da storici film astratti dell’inizio del Novecento (Man Ray, Hans Richter, Walter Ruttmann, Aldo Tambellini, Viking Eggelling). 

ARGOMENTO

È l’odissea, tutta dentro la sua città, di un povero barbiere del popolare quartiere catanese di San Berillo che viene scambiato per un’altra persona il giorno della visita di Mussolini nel 1937 ed è fatto oggetto delle attenzioni squadriste dei gerarchi locali. Costretto ad ingurgitare un quarto di litro di olio di ricino, tumefatto per le percosse, cerca di tornare a casa al più presto a svuotare l’intestino. Ma per impedire allo sguardo del duce lo spettacolo della miseria che offrivano i quartieri poveri della città, gli zelanti amministratori avevano tirato su delle palizzate che impedivano l’accesso e l’uscita degli abitanti meno abbienti. Il barbiere non trova un buco lungo le barricate che gli possa consentire di rientrare nel suo quartiere. Allora è costretto a intraprendere un viaggio doloroso nella zona bene della città alla ricerca di un bagno. Finisce per defecare davanti al caffè Lorenti, il ritrovo esclusivo della borghesia egemone, che lo respinge schifandolo per non avere saputo trattenere dentro di sé la propria umiliazione. Il resto del suo viaggio prosegue fuori le mura, tra gli scogli lavici e il mare, in direzione di un’alba purificatrice.