Controfuturi: Quando lo Spazio Pubblico Diventa Laboratorio di Democrazia

Le periferie non sono margini da recuperare, ma cantieri poetici dove immaginare il futuro della città

«Nessun sistema politico è immune dal ritorno ai totalitarismi», scriveva Hannah Arendt. Ma c’è un argine, fragile e potentissimo, che può tenerli lontani: lo spazio pubblico.

Il diritto a immaginare ha bisogno di spazio

Cosa succede quando l’arte performativa incontra la politica dello spazio? A Catania, nei quartieri di Librino, San Berillo Nuovo (Nesima), San Berillo Vecchio e Tondicello della Plaia, Controfuturi sta sperimentando una risposta che va oltre il concetto tradizionale di festival culturale. Qui, condomini di edilizia pubblica, strutture sportive strappate all’abbandono e all’incuria della politica, piazze, strade, orti urbani diventano un “cantieri poetici e civici” dove la comunità rivendica il proprio diritto a immaginare e costruire il futuro.

Non è casualità se Controfuturi ha scelto le periferie come teatro delle sue azioni. Come evidenzia la ricerca “Spazio pubblico preservatore della democrazia” di Valentina Antuori, lo spazio pubblico è vitale per la democrazia. Quando questo spazio viene eroso, privatizzato o reso inaccessibile, si minaccia la stessa partecipazione civica che tiene in vita una società democratica.

Le periferie come laboratori di futuro

“Chi vive lo spazio più ricco di risorse è più libero di sviluppare sé stesso e di partecipare alla vita sociale, economica e politica”, scrive Antuori. È precisamente contro questa geografia dell’ineguaglianza che Controfuturi muove le sue azioni. I quartieri periferici di Catania non sono considerati luoghi da “recuperare” o “riqualificare” dall’esterno, ma autentici laboratori dove si sta già sperimentando la collettività che potremmo essere. I Controfuturi di D.e-Mo 2025 sono delle “potenze in atto”: forme di vita che non aspettano il permesso per esistere, ma si affermano in ciò che fanno.

Qui, dove gli spazi pubblici sono spesso abbandonati o subordinati alla logica del consumo, l’arte performativa diventa uno strumento di riappropriazione collettiva. Ogni spettacolo, ogni laboratorio, ogni installazione non è solo un evento culturale, ma un atto di cittadinanza attiva che trasforma luoghi marginali in beni comuni.

Verso nuovi rituali civici

Controfuturi sperimenta linguaggi che non sono gadget tecnologici: esperienze site-specific, realtà aumentata, intelligenza artificiale, gaming urbano sono strumenti per creare veri e propri “rituali civici“.

Quando un gruppo di abitanti collabora alla creazione di un’esperienza in realtà aumentata che racconta la storia del proprio quartiere, o quando partecipa a un gioco urbano che ridisegna collettivamente lo spazio pubblico, sta facendo molto più che “cultura”. Sta esercitando quella che Hannah Arendt chiamava la “vita activa” – la partecipazione deliberata alla costruzione dello spazio politico condiviso.

Spazi collettivi, democrazia diffusa

Gli spazi pubblici collettivi sono, secondo la ricerca di Antuori, “tutti quei luoghi in cui si condivide insieme un interesse”. Scuole, biblioteche, piazze, ma anche cortili e strade diventano luoghi dove la comunità può “dialogare, confrontarsi, conoscersi e prendere delle decisioni”.

Controfuturi trasforma temporaneamente questi spazi in agorà contemporanee, dove il confronto non avviene solo attraverso la parola, ma attraverso il corpo, l’immaginazione, la creazione collettiva. Un laboratorio teatrale in una scuola dell’Antico Corso non è solo un workshop di recitazione, ma un’opportunità per i giovani di dire la propria su come vorrebbero che fosse il loro quartiere. Una performance itinerante per le strade di Nesima non è solo spettacolo, ma occasione di incontro tra generazioni, culture, visioni diverse del futuro.

La sfida dell’accessibilità radicale

Uno dei principi non negoziabili di Controfuturi è l’accessibilità radicale. Non si tratta solo di abbattere barriere fisiche o economiche – anche se questo è fondamentale – ma di ripensare completamente chi ha diritto alla cultura e in che forme.

La ricerca di Antuori documenta come gli spazi pubblici contemporanei siano sempre più progettati per il “consumatore” piuttosto che per il “cittadino”. Controfuturi ribalta questa logica: ogni evento è pensato per chi quel territorio lo abita quotidianamente, per chi spesso è escluso dai circuiti culturali tradizionali, per chi ha il diritto di essere non solo spettatore ma co-autore delle narrazioni che riguardano la propria vita.

Tecnologia come strumento di democratizzazione

L’uso di realtà aumentata, intelligenza artificiale e gaming urbano in Controfuturi non è mai fine a se stesso. Queste tecnologie diventano strumenti di democratizzazione quando permettono a una comunità di documentare la propria storia, di immaginare scenari futuri, di partecipare attivamente alla creazione di contenuti culturali.

Un QR code su un muro di Tondicello della Plaia può aprire un portale verso storie e visioni create collettivamente dagli abitanti. Un’app di gaming urbano può trasformare una passeggiata nel quartiere in un’esperienza di scoperta e riappropriazione dello spazio. La tecnologia, così utilizzata, non aliena ma riconnette le persone al proprio territorio e tra di loro.

L’eredità permanente: oltre l’evento

Controfuturi non finisce quando calano i sipari degli spettacoli. La vera scommessa è lasciare un’eredità permanente fatta di contenuti, relazioni, competenze, visioni condivise. I QR code che rimangono sui muri, i podcast che continuano a raccontare le storie del quartiere, i video documentari che testimoniano il processo creativo, le competenze tecnologiche acquisite dai partecipanti ai laboratori.

Come scrive Antuori, “fermarci per un momento a dialogare nello spazio pubblico urbano è sintomo di una democrazia che funziona”. Controfuturi vuole che questo “momento” si trasformi in una pratica permanente, in una nuova abitudine alla partecipazione, in una maggiore consapevolezza del proprio diritto alla città.

Verso una città rizomatica

La visione finale di Controfuturi è quella di contribuire a una “democrazia rizomatica” – come la definisce Antuori – dove i collegamenti tra i luoghi della città non seguono gerarchie imposte dall’alto ma si sviluppano orizzontalmente, seguendo i bisogni e i desideri delle comunità.

Immaginare Catania come una rete di quartieri attivi, creativi, tecnologicamente attrezzati, dove ogni periferia è un centro di sperimentazione e ogni centro si alimenta dell’energia delle periferie. Dove lo spazio pubblico non è quello che rimane dopo che il privato ha preso tutto, ma il terreno comune su cui costruire insieme il futuro.

Perché, come dice il manifesto di Controfuturi, un’altra città non è solo possibile: è già in azione.


Controfuturi è un progetto di difesa del diritto a immaginare, creare e condividere cultura nelle periferie di Catania. Per partecipare ai laboratori, seguire gli eventi e contribuire alla costruzione dei nostri “cantieri poetici e civici”, visita il nostro sito e unisciti alla community.

Per D.e-Mo 2025, di Retablo ETS sostenuto da Comune di Catania – Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini 2025. In collaborazione con l’Institut Ramon Llull, Koniclab, Bottega degli Apocrifi, Officina Carbonara di Karakorum Teatro/La Confraternita del Chianti, Sunia Catania, IACP Catania, GIT Banca Etica, Viadelprincipe, Liceo Artistico Emilio Greco, Comitato Librino Attivo e I Briganti Rugby ASD Onlus.