
MORTE NELLA NOTTE DI NATALE
di Franz Xaver Kroetz
Partiamo dal fatto che tutto sembrerebbe facile. L’autore compone un pezzo ambientato a Monaco alla fine degli ottanta – in epoca reganiana, prima del crollo del muro di Berlino – che sembra scritto oggi e situato in una qualsiasi delle nostre città europee. Si parla di economia, crisi dell’economia, immigrazione, disoccupazione galoppante, paure: è la vigilia di Natale, c’è una coppia di mezza età, lui perde il lavoro, è molto spaventato e arrabbiato, sente lesa la sua dignità, sente di essere diventato non necessario, sostituibile; lei cerca di mantenerla, invece, la stima verso se stessa e quanto la circonda. Cerca di mantenere un senso di concretezza apparentemente privo di slanci, cerca di vivere – rimanendo padrona di se stessa – all’interno del perimetro dei limiti che la ristrettezza economica e sociale le impongono. Gli stessi limiti che per lui sono diventati angoscianti e che lo portano a rubare un bracciale di grosso valore in un centro commerciale per regalarlo a lei. L’economia gli ruba il lavoro e lui ruba all’economia.
Quando suona alla porta una giovane coppia di migranti turchi – oggi diremmo dei clandestini – senza permesso di soggiorno, in cerca di una pensione per lavoratori stranieri, lui rifiuta di aprire e minaccia di denunciarli alla polizia.
Ma la moglie si accorge che la giovane straniera, come la madonna alla vigilia di Natale, è in procinto di partorire e impone al marito di farli entrare in casa, dove la ragazza, aiutata dalla padrona di casa, partorisce in cucina.
Ma al taglio del cordone ombelicale il bambino rischia di morire dissanguato. La coppia di stranieri si rifiuta di andare in ospedale per paura di essere identificata ed espulsa dalla Germania. La moglie vorrebbe accoglierli almeno per la notte mentre il marito oppone resistenza.
All’ennesimo litigio la coppia di stranieri fugge dalla casa andando incontro a un fatale tragico destino.