
Soggiornando vicino
a Turi Salemi
liberamente ispirato all’omonimo racconto
di Turi Salemi
Auto-rinchiuso in uno stanzino da sgombero in compagnia di un alluce in putrefazione e di uno specchio pazzo, un uomo si trasmuta in un foglio di carta assorbente. Rimangono impresse in lui, in modo casuale e sovrapposto, le lettere, i ghirigori, l’eco, l’ombra delle parole di una storia d’amore mai veramente vissuta. In un’alternanza di esplosioni in pianto e complesse manovre di asciugamento per vicinanza a una lampadina rossastra oscillante a scatti aritmici dal soffitto scrostato, incitato dalla voce di André Breton che lo spinge ad andare fino in fondo al suo percorso di dolorosa trasfigurazione, il povero foglio di cartasciuga si sfalda finché si scinde schizofrenicamente in due parti.
Nel bugigattolo la follia deflagra. Le suppellettili si animano in immaginifiche figurazioni, mentre tutt’intorno sferragliano enormi sfere demolitrici che radono al suolo l’intero quartiere. Quando pure lo sgabuzzino di segregazione rimane abbattuto, i frantumi dell’uomo cartasciuga si ricompongono sul fondo della palla di ferro che dondola impazzita devastando muri, trame, torri, cantieri, ciminiere, insegne.
Nel movimento le fibre del foglio si mutano in una lacrima definitiva che si stacca dal globo e va a posarsi sull’ombelico della donna così tanto desiderata stesa al sole sul terrazzo di fronte.